Storia della moda

Paul Poiret e la femme libérée

Eccoci qua, ecco lo stilista che ha segnato il vero punto di svolta, che ha dato inizio alla moda moderna, alla moda come arte: PAUL POIRET (1879 – 1944)

Poiret nasce in una famiglia di un buon ceto sociale; Il padre era un commerciante di tessuti, ma, nonostante ciò, non riteneva molto serie le attività di artista e progettista di moda, il sogno di suo figlio. Fu così che gli trovò lavoro da un amico che produceva ombrelli. Il giovane Poiret , nonostante questo, non smise di sognare e continuò a disegnare figurini di moda e di proporli alle sartorie. Un giorno del 1898 il suo lavoro venne apprezzato da Ducet, direttore dell’omonima casa di moda molto in voga al tempo, che lo assunse come creativo. In questo periodo Poiret imparò il mestiere del couturier di lusso e soprattutto comprese l’importanza dei dettagli, quegli elementi che possono rendere un abito perfetto.

Nel 1903 apre la sua prima Maison, dietro all’Opéra di Parigi e li inizio la magia.
Scelse come logo una rosa e oltre a porre il suo nome su splenditi vestiti lo mise anche su profumi e prodotti di bellezza. Inoltre utilizzò la vetrina di cui era dotato l’atelier per creare esposizioni spettacolari, in modo da far incuriosire i passanti.

“Vestivo la realtà del momento interpretandola, incontrando i passanti”

Paul Poiret

E soprattutto, come enuncia questa sua citazione, si dedicò a una grande ricerca, per proporre un nuovo stile adatto ai tempi moderni.

E cosa decide di modificare?

  1. Elimina il corsetto, sostituendolo con l’utilizzo del reggiseno, proponendo così una moda meno artificiale e più naturale.
  2. Semplifica e innova le linee, gli abiti sono senza costruzioni: elimina l’utilizzo della crinolina e il corpo femminile è libero di muoversi.

Rulli di tamburi….tataratatara.. Con Poiret avviene il passaggio dalla donna ornée alla donna libérée.

Θ Ma attenzione: Poiret non vuole liberare la donna per emanciparla dalla sua posizione sociale ma per darle l’opportunità di cercare una nuova forma di bellezza. Θ

Finalmente quelle vitine strette prendono aria, quei fondo schiena marcati si sgonfiano e la linea dell’abito si verticalizza, accostandosi al corpo, cadendo longilinea.

Poiret era un amante del dettaglio, dell bello, dell’arte, dei posti lontani, della vita. E’ proprio questo amore, a tratti nostalgico, che rendeva le sue creazioni ricche di magia.

Questo amore, trovava, però, la sua forma più pura in Denise Boulet, moglie di Poiret dal 1905, che diventò la sua musa ispiratrice e una delle donne più eleganti ed estrose di Parigi. Una figura totalmente nuova: sofisticata, senza orpelli, una donna naturale, spesso anche senza trucco, una delle prime icone di stile.

Collezioni

1906: “Vogue”: Linea rivoluzionaria

  • Abiti tagliati sotti il seno
  • Gonne morbide decorate con pizzi e ricami
  • Maniche a ¾
  • Stampe floreali e colori vivaci
  • Elimina le calze nere coprenti, sostituendole con quelle color carne

1908:  “Les robes de Paul Poiret raccontées par Paul Iribe”

Album contente dieci tavole a colori, dove Iribe mise a confronto la novità dei modelli proposti da Poiret con il punto d’ispirazione, che in questa nuove proposte era il classicismo (Proprio in quel periodo erano in corso gli scavi di Troia). Drappeggi, passamaneria, sovrapposizione di tessuti leggeri e toni pastello erano le parole chiave della collezione.

1910: “Jupe entravèe”

Sottana lunga fino alle caviglie che subisce un forte restringimento sul fondo, impedendo così una camminata naturale. Sembrava la negazione di tutto quello che il sarto aveva realizzato fino ad allora; probabilmente si trattava solo di un esperimento artistico. Ricordiamo, inoltre, che l’intenzione di Poiret non era quella di liberare la donna dal suo ruolo. La donna di Poiret non era certamente una suffragetta, ma era una signora dell’alta borghesia che non doveva avere alcun rapporto concreto con la vita reale.

1909-1912: Orientalismo

Partendo da eventi storici e culturali, come l’apertura del canale di Suez, la traduzione di “Mille e una notte” e il debutto a Parigi dei Ballets Russes, Oriente e Occidente si avvicinarono a tal punto che nel Novecento, in Europa, l’orientalismo diventò una vera e propria tendenza, al limite dell’ossessione. Tantissimi campi ne erano influenzati a partire dalle ceramiche, all’arredo di interni, alla pittura, alla scultura, alla moda e Poiret dopo un viaggio in Marocco non poté che venirne completamente stravolto.

Nel 1911 viene pubblicato “Les choses de Paul Poiret” di Georges Lepape. Un album illustrativo della nuova collezione di Poiret di ispirazione orientale. Una collezione elogio alla sontuosità e all’attenzione al dettagli, dove i  protagonisti assoluti sono i mantelli, ampissimi con ricami e stampe di altissima qualità e colori a contrasto tra tessuto e fodera.
Inoltre Poiret propose Caffettani, turbanti decorati con piume, cappotti a base Kimono, pantaloni alla turca e Jupe-culotte, un nuova versione della jupe- entravée tanto criticata. Quest’ultima viene anche chiamata modello abat jour, perché consiste in un paio di pantaloni alla turca sottoposti a una gonna con fondo rigido che ricorda la linea di un paralume.

Insomma introduce i pantaloni nel guardaroba femminile, anche senza una concezione di emancipazione!

“Mi sento molti abiti sotto la pelle.”

                                          Paul Poiret

Il declino

Sfortunatamente proprio in quel periodo emersero nuovi stilisti, come Chanel, e dopo la prima guerra mondiale, oltre alla difficile situazione economica e ai lutti personali, molti iniziarono ad apprezzare lo stile pragmatico degli americani. Così le donne che seguivano la semplicità e la funzionalità di Chanel iniziarono a rifiutare Poiret che con l’ultima collezione di ispirazione orientale era tutto tranne che pragmatico.

“Ma che cos’è l’abbellimento per un americano? Tutto deve rispondere a regole di utilità o necessità! Gli americani non sanno inventare il superfluo, quel superfluo che per noi è più indispensabile del necessario”

Paul Poiret durante un conferenza negli USA nel 1927

Poiret si scoraggiò, soprattutto per il poco rientro economico, e decise di affidare la gestione amministrativa dell’azienda a un professionista, ma gli sforzi furono inutili e nel 1924 dovette affidare la Masion a una società di banchieri per un prezzo di risanamento altissimo. Nel 1925 provò a rialzarsi in piedi proponendo una nuova collezione all’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Indutriels Modernes di Parigi, ma il consiglio amministrativo rifiutò la sua partecipazione. Così Poiret fece costruire tre zattere decorate e mise in mostra i suoi abiti sulla Senna. La sua esposizione personale venne ammirata da specialisti e fotografi delle riviste, ma il pubblico non apprezzò né le zattere né i vestiti. L’anno che doveva essere un punto di svolta si rivelò come un vero disastro finanziario fino a che nel 1926 vennero alienati tutti i suoi beni e Paul Poiret si ritirò dalle scene dedicandosi alla pittura.

 “ Voi mi acclamate perché sono un innovatore e perché sapete che sono sempre stato all’avanguardia delle tendenze moderne, a rischio di passare per un eccentrico. Ma quando un innovatore pensa a qualcosa di nuovo, quel qualcosa è al tempo stesso realizzato e sognato. E’ il miracolo dei fiori e dei frutti su albero. Non si può impedire a chi crea di dare frutti, o lo si fa morire”

Paul Poiret durante un conferenza negli USA nel 192

(2) Comments

  1. Lucia says:

    La jupe entravèe si rifà anch’essa ai kimono? Ho visto che cade nel pieno del periodo orientalista e la descrizione mi ha fatto pensare subito ai kimono delle geishe sia per la forma che per le conseguenti difficoltà di movimento.

    Grazie al tuo blog sto davvero imparando tantissimo!

    1. Giulia.Pescatore says:

      Grazie mille!! È proprio nel periodo in cui l’orientalismo è molto di moda, percui sicuramente dei riferimenti ci sono!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *