Mondo moda

Stile afro o moda afrincana?

Weeeilaaa !!!

Quest’estate ho fatto un bellissimo viaggio in Sudafrica, un viaggio che mi ha lasciato tante emozioni, tante riflessioni e bellissimi ricordi. Dunque non potevo non parlarne qui con voi, quanto meno per l’aspetto che riguarda la moda!

E non potevo iniziare se non con una riflessione…

Dopo questo viaggio mi è diventato ancor più chiaro che noi occidentali abbiamo un idea super stereotipata dell’Africa su molti aspetti: a partire dai bambini affamati, a panorami desertici a accessori e stoffe super colorate. L’Africa è un continente enorme, il terzo continente più grande per superficie, con 1,2 miliardi di abitanti suddivisi in numerose etnie; solo in Sudafrica si parlano 11 lingue.. per cui è impossibile pensare l’Africa in un unico modo.

L’ambito della moda ne è un esempio lampante, tanto che per lo più si parla di STILE africano e non di MODA africana.

 

Stile Afro

Il cosiddetto “stile Afro” è stato introdotto nei nostri immaginari già dai primi anni del 900 e da allora è diventato fonte di ispirazione per molti stilisti, artisti, artigiani, esteti ecc.

Per dare qualche cenno di storia dell’arte non si può non citare Picasso. Nella produzione artistica del mitico Pablo si distingue proprio il “periodo africano” (1907-1909). Dall’arte africana Picasso sviluppò un nuova visione delle forme che fece da base alla successiva fase cubista.

Per quanto riguarda la moda dobbiamo assolutamente parlare di Missoni che dagli anni 90′ ha fatto dello stile etnico il proprio marchio di fabbrica, proponendo di collezione in collezione stampe innovative e contrasti di forme e colori.

Nel 97′ Galliano firma la collezione Haute couture Primavera estate di Dior lanciando la linea Masai.

Un’altro esempio, questa volta più recente è la sfilata Primavera estate 2016 di Valentino di forte ispirazione africana… fa vo lo sa!

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Certo questa visione occidentale dell’Africa ha la sua verità, ma non è la sola!

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Altra precisazione: solitamente si parla facendo riferimento all’Africa subsahariana e non a quello nordica di stile più “”arabeggiante””.

Moda africana

L’arte africana è molto variegata, in quanto ha forse la storia più antica di tutte, ma è accomunata da alcuni elementi: un forte senso religioso, legato allo spiritualismo delle differenti fedi locali, i colori (ognuno con un preciso significato) ed energia intesa come potenza di espressione. Queste caratteristiche le vediamo a partire dalla musica, dalle arti visive a quelle plastiche fino alle acconciature, al modo di approcciarsi alla vita e si anche alla moda.

La moda africana è molto più moderna di quanto non si possa immaginare: gli stilisti propongono una contaminazione tra l’identità nazionale africana e la modernità urbana. Non bisogna pensare l’Africa come una realtà estranea alla modernità e allo sviluppo, li conoscono eccome ne sono un esempio città come Cape town, Casablanca, Accra e Lagos.

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Parlando di moda africana il primo nome da citare è quello Chris Seydou . Negli anni 80′ irrompe nel mercato con collezioni che celebrano la cultura maliana, realizzando capi dalle linee “occidentali” con del tessuto tinto tramite la tradizionale tecnica del bogolan che utilizza il fango.

Xuly Bët è invece maliano è propone una moda super pop mixando tessuti locali con ritagli di capi usati per ricreare patchwork vivaci e coloratissimi.

Oumou Sy detta la “la regina dell’alta moda senegalese “, crea abiti sulla base dei costumi tipici dell’Africa ma li re-inventa con classe e modernità.

“Tra i designer e i brand di nuova generazione troviamo: Chu Suwannapha di Chulaap, detto il “Principe delle stampe” ; Faith Oluwajimi di Bloke che ha saputo importare nella maglieria i dettami stilistici della cultura africana; House of Tayo, che ha dato un twist al gentleman occidentale con colli, pochette, cravattini e papillon colorati, realizzati con tessuti locali; Orange Culture scelto da Vogue Talents for Africa and LVMH’s 2014 Young Fashion Designer Prize ; Biki Akib che ha interpretato l’heritage con una prospettiva tutta moderna, ispirata all’icona africana rock-n-roll Fela Kuti, proponendo capi tattili, dall’importante trama 3D; e Laurenceairline, label sofisticata caratterizzata da tagli basic con inserti di stampe e lavorazioni africane per un look very casual-chic.”

Selene Olivia per Vogue

Stella Jean

Menzione speciale per Stella Jean che forse possiamo considerare come il ponte tra la moda africana e quella italiana! Stella è nata e viva a Roma, la sua particolarità è di avere la mamma haitiana. Questo l’ha portata ad approfondire e ad apprezzare le culture esotiche che a loro volta, a livello lavorativo, l’hanno spinta a collaborare con artigiani haitiani e africani, incorporando il loro “saper fare” nelle sue mode.

Attraverso l’ uso di artigiani nativi, cerca di sostenere paesi e comunità in difficoltà e preservare le loro arti e tradizioni ancestrali. Lavora con l’industria per generare imprese commerciali e comunità locali autosufficienti.

Il classico caso di BRAVA E BELLA!

Lo stile di Stella Jean riflette ed evoca il suo métissage e la sua hérédité creola in cui si fondono le culture del vecchio e la fiera verve del nuovo continente. Gli opposti si sposano in un ensemble conscio della sua preziosa unicità. Incontro e scambio sono i punti di partenza imprescindibili, supportati dalla necessità di veicolare un nuovo concetto di multiculturalità applicato alla moda che promuova la cultura dell’incontro senza mai negoziare la propria identità.

Tratto dall’ about del sito ufficiale

>> Per quanto riguarda il capitolo tessuti, i meravigliosi tessuti africani, ho pensato fosse giusto dedicargli uno spazio tutto suo, per cui stay tuned che arriverà un’altro post africano! <<

Fonti:

Vogue

Lifegate:

Stella Jean

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